Secondo piano.
La casa è ormai posseduta.
La creatura è li, vive nelle mura, nei condotti dell'acqua; entra da porte e finestre con i suoi tentacoli viola e viscidi che si dipartono dal suo immenso corpo putrescente ammassato in una stanza del maniero.
Esiste una via di fuga? Si sarà già accorta di me?
Sembra di no, devo provarci.
Primo piano
Scendo le scale velocemente ma senza far rumore.
Cazzo, quelle che portano al piano terra sono crollate.
Apro una porta, una creatura anoressica dalla pelle bianca e dal volto senza occhi si gira verso di me.
Sento un tonfo al cuore. Chiudo la porta.
Fuggo.
Terzo piano.
Con un po di fortuna riuscirò a saltare sull'albero vicino alla finestra e fuggire finalmente.
Sembra che lei non si sia ancora accorta di me.
Fuori.
Sangue. Cazzo di albero coi suoi rami puntuti.
Almeno sono libero. Un respiro e poi vedo il mondo.
Il cielo ha tinte arancio-rosse.
Visto da fuori il maniero appare conciato male, muri squarciati, sangue e materia organica che lo avvolge come l'abbraccio di una piovra.
Ormai è suo.
Il suolo è un far west da post atomizzazione.
Che è successo?
Chi ha portato questa morte e distruzione?
C'è qualcuno di umano in giro?
Corro. Corro verso uno squarcio nel muro vicino alla ferrovia.
I convogli sono fermi, si odono suoni di guerra da lontano.
Corro e le immagini si creano nella mia mente.
Corro e ricordo.
Tendo una mano dietro la schiena...è li.
Imbraccio il fucile mitragliatore, raggiungo la trincea messa su in fretta e furia dai miei compagni vicino a un vagone abbandonato.
Dall'altra parte le locuste tengono in scacco la nostra compagnia.
Alti quasi due mentri, da lontano potresti scambiarle per umani ma chi ha avuto un incontro ravvicinato con loro sa che il loro fetore e le loro sembianze disgustanti hanno poco a che spartire con un uomo.
La situazione sembra ferma e non ci sono miglioramenti ma le facce dei miei compagni sembrano distese e tranquille.
Chiedo delucidazioni.
"Stiamo aspettando che il cielo sia sgombro e il satellite pronto per poter usare questa versione potenziata del martello dell'alba, li spazzeremo via in un secondo in massa."
Il cielo è blu sopra le nuvole.
Non passa molto che le condizioni di cui sopra si realizzano.
Un tasto e le locuste diventano melassa.
Abbiamo vinto.
Come bambini dopo la scuola ci mettiamo a correre e ridere gioiosi.
Un gruppetto dei nostri si dirige verso il fronte avversario a recuperare armi e quanto di utile ci possa essere.
Come bambini che scoprono che la maestra ha fissato un compito a sorpresa, impallidiamo.
Un enorme cratere si apre dal fronte nemico e inizia a rigurgitare locuste.
Le prime che escono, con una velocità spaventosa, uccidono e massacrano i nostri commilitoni, straziando le loro budella con un pugnale.
In fretta e furia torniamo alla trincea e imbracciamo le armi.
E' subito palese l'inferiorità numerica.
L'esercito schierato dalle locuste è enorme.
Non avanzano.
Mentre ci chiediamo quale sia la loro strategia mi giunge l'illuminazione.
"Ho capito cosa vogliono fare, copritevi tutti con qualc..."
Non faccio in tempo a dire queste parole che dal cielo inizia a piovere materia organica ridotta in poltiglia.
Una melassa arancione dall'odore di sangue piomba su tutto e tutti.
Ogni tanto si possono distinguere parti di quelli che un tempo dovevano essere soldati umani e locuste.
La disperazione assale tutti noi.
Vogliono usare quell'arma.
E' la strategia delle locuste.
Innescano guerre per futili motivi giusto per creare cadaveri sul campo di battaglia, da entrambe le parti.
Una volta ottenuta abbastanza materia organica i loro cannoni la sparano sulla zona da cancellare dal mondo.
E poi usano l'arma. Non si è capito quale reazione si innesca.
L'unica cosa certa è che dopo non rimane più niente.
Dal fronte nemico si odono grida e risate.
Dal nostro fronte si ode il colpo di una pistola puntata alla tempia.
Non possiamo biasimarli se preferiscono porre fine alla loro esistenza ora piuttosto che dopo.
In pochissimo tempo ci sono addosso.
Il terrore e lo sconforto è talmente tanto che nessuno sa cosa fare.
Quegli attimi si sono cancellati dalla mia memoria.
So solo che ora mi ritrovo disarmato a reggermi appeso sul tetto del vagone del treno di fianco, sfuggito chissà come alle locuste.
Sento dei passi arrivare. Due guardie delle locuste.
Armate. Ottimo, mi fingo morto.
Appena si avvicinano per prendere il mio cadavere estraggo il coltello dallo stivale di una di loro e in poco tempo ho le loro armi.
Forse ce la posso fare, forse farò in tempo a giungere alla cerimonia che fanno prima di attivare la procedura di distruzione.
Forse...