Il mio nuovo cell si mette a vibrare avvisandomi che la carica della batteria poteva non essere sufficiente e che ci sarebbe stata la possibilità di un arresto improvviso causa di perdita dati.
Questo evento ha fatto si che partisse nella mia mente la riflessione sul quanto mi importasse se il cell si scaricava quando non avevo possibilità di ricaricarlo e, come spesso capita quando un pensiero volatile pungola la mia mente, l'occasione della riflessione ha aperto la porta dei ricordi, lasciandone fuoriuscire alcuni legati proprio a questo tema.
Ecco alloranella mia mente l'immagine del mio primo cellulare, ottenuto in età avanzata (1° superiore) rispetto alla media odierna, un sony ericcson T28: lentissimo, piccolissimo, issimo. Ricordo anche che in quel periodo di scoperta di mobilità, alta reperibilità e di tutte le implicazioni sociali che ciò comportava (erano gli inizi del fenomeno sms che oggi si è assestato nella sua completa integrazione nella vita di tutti), temevo la fatidica "solo una tacca" in quanto comportava l'inesorabile spegnimento a breve di un mezzo di collegamento con il mondo.
Tirando le somme, 8 anni fa l'ultima tacca era temuta perchè lasciava dentro di me quella paura di non poter essere reperibile, la paura che uno dei miei amici mi cercasse per uscire e non riuscisse a trovarmi, la paura che la donna della tua vita decidesse di cercarti senza poterti trovare ecc : definiamola assenza funzionale legata alla funzione "garantire reperibilità".
Oggi.
Quando l'altro ieri, in metro, ho visto l'ultima tacca (su uno schermo dieci volte più grande di quello del famigerato ericcson T28) la prima cosa che ho pensato è che non ho pensato.
Un senso di panico (ovviamente ridotto e contenuto, giusto per farvi capire che non è che se mi si scarica il telefono muoio...) si è impossessato di me.
Non era panico per mancanza di reperibilità: ho un altro telefono e anche quando me ne porto uno solo in giro non mi preoccupa ciò.
Era la mancanza di poterlo usare per collegarmi col mondo il problema. Il flusso di comunicazione in ingresso dal mondo a me era diventato secondario e meno importante di quello in uscita da me (tramite il cellulare) al mondo.
Certo, potevo sopperire a tale mancanza con l'altro telefono, ma l'altro telefona solo. E da tempo ho smesso di "telefonare solo", anzi, telefono pochissimo!
Potevo controllare un'ora dopo, a casa, se era arrivata la mail di conferma disponibilità per la casa di capodanno, ma sentivo l'esigenza di quella informazione subito, potevo segnarmi su carta i reminder (per chi non lo sapesse la mia memoria è veramente pessima) delle attività da fare in questi giorni (es: organizzare e stampare materiale delle lezioni, chiedere info sul tirocinio, lavare la macchina, chiedere accessibilità di un ristorante, organizzare una uscita ecc...) ma questo avrebbe comportato una perdita di tempo quando avrei dovuto ritrasferirle sul mio telefono, segretaria portatile.
Perdendomi in tali pensieri, a poche fermate da cologno centro, ho realizzato che l'ultima tacca crea conseguenze diverse da quelle di 8 anni fa: l'assenza esclusivamente funzionale (mono-funzionale) è diventata assenza polifunzionale e l'integrazione di queste funzioni nella vita quotidiana l'ha trasformata in assenza esistenziale.
E quell'ultima tacca fa si che in macchina debba avere un caricatore usb da accendisigari per garantirmi una maggiore copertura di ricarica e che debba, prima o poi, dotarmi di una seconda batteria di emergenza.
Tutto questo solo per una tacca?