lunedì, 12 febbraio 2007

Ingranaggi di guerra...

Secondo piano.
La casa è ormai posseduta.
La creatura è li, vive nelle mura, nei condotti dell'acqua; entra da porte e finestre con i suoi tentacoli viola e viscidi che si dipartono dal suo immenso corpo putrescente ammassato in una stanza del maniero.

Esiste una via di fuga? Si sarà già accorta di me?
Sembra di no, devo provarci.

Primo piano
Scendo le scale velocemente ma senza far rumore.
Cazzo, quelle che portano al piano terra sono crollate.
Apro una porta, una creatura anoressica dalla pelle bianca e dal volto senza occhi si gira verso di me.
Sento un tonfo al cuore. Chiudo la porta.
Fuggo.

Terzo piano.

Con un po di fortuna riuscirò a saltare sull'albero vicino alla finestra e fuggire finalmente.
Sembra che lei non si sia ancora accorta di me.

Fuori.
Sangue. Cazzo di albero coi suoi rami puntuti.
Almeno sono libero. Un respiro e poi vedo il mondo.
Il cielo ha tinte arancio-rosse.
Visto da fuori il maniero appare conciato male, muri squarciati, sangue e materia organica che lo avvolge come l'abbraccio di una piovra.
Ormai è suo.

Il suolo è un far west da post atomizzazione.
Che è successo?
Chi ha portato questa morte e distruzione?
C'è qualcuno di umano in giro?

Corro. Corro verso uno squarcio nel muro vicino alla ferrovia.
I convogli sono fermi, si odono suoni di guerra da lontano.
Corro e le immagini si creano nella mia mente.
Corro e ricordo.

Tendo una mano dietro la schiena...è li.
Imbraccio il fucile mitragliatore, raggiungo la trincea messa su in fretta e furia dai miei compagni vicino a un vagone abbandonato.
Dall'altra parte le locuste tengono in scacco la nostra compagnia.
Alti quasi due mentri, da lontano potresti scambiarle per umani ma chi ha avuto un incontro ravvicinato con loro sa che il loro fetore e le loro sembianze disgustanti hanno poco a che spartire con un uomo.



La situazione sembra ferma e non ci sono miglioramenti ma le facce dei miei compagni sembrano distese e tranquille.
Chiedo delucidazioni.
"Stiamo aspettando che il cielo sia sgombro e il satellite pronto per poter usare questa versione potenziata del martello dell'alba, li spazzeremo via in un secondo in massa."

Il cielo è blu sopra le nuvole.

Non passa molto che le condizioni di cui sopra si realizzano.
Un tasto e le locuste diventano melassa.
Abbiamo vinto.

Come bambini dopo la scuola ci mettiamo a correre e ridere gioiosi.
Un gruppetto dei nostri si dirige verso il fronte avversario a recuperare armi e quanto di utile ci possa essere.

Come bambini che scoprono che la maestra ha fissato un compito a sorpresa, impallidiamo.
Un enorme cratere si apre dal fronte nemico e inizia a rigurgitare locuste.
Le prime che escono, con una velocità spaventosa, uccidono e massacrano i nostri commilitoni, straziando le loro budella con un pugnale.

In fretta e furia torniamo alla trincea e imbracciamo le armi.
E' subito palese l'inferiorità numerica.
L'esercito schierato dalle locuste è enorme.
Non avanzano.
Mentre ci chiediamo quale sia la loro strategia mi giunge l'illuminazione.
"Ho capito cosa vogliono fare, copritevi tutti con qualc..."

Non faccio in tempo a dire queste parole che dal cielo inizia a piovere materia organica ridotta in poltiglia.
Una melassa arancione dall'odore di sangue piomba su tutto e tutti.
Ogni tanto si possono distinguere parti di quelli che un tempo dovevano essere soldati umani e locuste.
La disperazione assale tutti noi.
Vogliono usare quell'arma.

E' la strategia delle locuste.
Innescano guerre per futili motivi giusto per creare cadaveri sul campo di battaglia, da entrambe le parti.
Una volta ottenuta abbastanza materia organica i loro cannoni la sparano sulla zona da cancellare dal mondo.
E poi usano l'arma. Non si è capito quale reazione si innesca.
L'unica cosa certa è che dopo non rimane più niente.

Dal fronte nemico si odono grida e risate.
Dal nostro fronte si ode il colpo di una pistola puntata alla tempia.
Non possiamo biasimarli se preferiscono porre fine alla loro esistenza ora piuttosto che dopo.
In pochissimo tempo ci sono addosso.
Il terrore e lo sconforto è talmente tanto che nessuno sa cosa fare.

Quegli attimi si sono cancellati dalla mia memoria.
So solo che ora mi ritrovo disarmato a reggermi appeso sul tetto del vagone del treno di fianco, sfuggito chissà come alle locuste.

Sento dei passi arrivare. Due guardie delle locuste.
Armate. Ottimo, mi fingo morto.
Appena si avvicinano per prendere il mio cadavere estraggo il coltello dallo stivale di una di loro e in poco tempo ho le loro armi.

Forse ce la posso fare, forse farò in tempo a giungere alla cerimonia che fanno prima di attivare la procedura di distruzione.
Forse...
postato da: kobjing alle ore 11:21 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: dream
sabato, 16 settembre 2006

Gruvio Anvas

A leggerlo sembrerebbe lo strano nome di una persona. Signor Gruvio Anvas, nato nella città dei sogni, il quinto anno dopo la battaglia degli antidepressivi.

Gruvio Anvas però non è una persona. Mi spiace per chi si immaginava Gruvio eroico combattente o Gruvio personaggio decadente; tutte le azioni gli sono negate in quanto Gruvio Anvas è un luogo di cose.

In principio era la terra: grande board nelle mani di uno. Il giocatore piazzava le pedine, esse si muovevano e lui le guardava muoversi.
Non interveniva direttamente su di loro ma in realtà era come se lo facesse: i loro percorsi erano limitati entro certe regole che Egli aveva introdotto all'inizio nel pannello di controllo.

Accadde un giorno che nel mondo entrasse una nuova pedina. Non era un'elemento esterno al sistema: il giocatore stesso l'aveva creata e piazzata in campo, la pedina era parte del sistema.
All'inizio la pedina girava, seguiva i percorsi. Una notte qualcosa cambia.

La pedina (chiamiamola J) scopre di poter essere parte del sistema, alcune alchimie note solo al giocatore sembrano essere in suo possesso.
Il mondo continua. Un grande parco giochi e J oggi si trova li.

E' tutto il giorno che è fuori, gli serve un bagno. Nel parco giochi non lo trova, ad un certo punto pensa che sia stato il giocatore a metterli tutti fuori servizio proprio per fare un torto a lui: che si sia accorto della consapevolezza di J?

E' la goccia.

J pensa a un posto di rovine. Un bosco ne delimita il perimetro esterno: alberi radi e secchi, arbusti e erba soffice e tetra.
Tanta nebbia tutt'intorno al bosco, qualche spruzzatina all'interno e un'orizzonte curvo per celare il paesaggio anche a chi vi si avventura.

Nasce Gruvio Anvas. La mente di J pensandolo fa si che egli si trovi li, al limitare del bosco.
Intimorito dal nuovo ma sollevato di lasciarsi alle spalle il vecchio mondo, J si avvia nel bosco.

Scoprirà una terra abitata da zombie, esseri che come J avevano preso coscienza della loro possibilità di deformare il sistema ma non avevano retto il peso di questo potere. Fanno paura.
Fanno paura perchè in quanto zombie la devono fare, diciamo quasi per definizione. Fanno paura all'inizio, ma J ci parla, li conosce, ci vive.
Non di vermi è il loro cervello, né in putrefazione è il loro corpo. Gli zombie sono perfettamente uguali agli umani: uomini e donne ad eccezione di una particolarità di queste ultime.

Se le baci sono un po' più viscide della norma, ma d'altronde quando siedi sulle rovine di un cimitero a Gruvio Anvas non puoi pretendere troppo.

postato da: kobjing alle ore 11:23 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: dream

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