A leggerlo sembrerebbe lo strano nome di una persona. Signor Gruvio Anvas, nato nella città dei sogni, il quinto anno dopo la battaglia degli antidepressivi.
Gruvio Anvas però non è una persona. Mi spiace per chi si immaginava Gruvio eroico combattente o Gruvio personaggio decadente; tutte le azioni gli sono negate in quanto Gruvio Anvas è un luogo di cose.
In principio era la terra: grande board nelle mani di uno. Il giocatore piazzava le pedine, esse si muovevano e lui le guardava muoversi.
Non interveniva direttamente su di loro ma in realtà era come se lo facesse: i loro percorsi erano limitati entro certe regole che Egli aveva introdotto all'inizio nel pannello di controllo.
Accadde un giorno che nel mondo entrasse una nuova pedina. Non era un'elemento esterno al sistema: il giocatore stesso l'aveva creata e piazzata in campo, la pedina era parte del sistema.
All'inizio la pedina girava, seguiva i percorsi. Una notte qualcosa cambia.
La pedina (chiamiamola J) scopre di poter essere parte del sistema, alcune alchimie note solo al giocatore sembrano essere in suo possesso.
Il mondo continua. Un grande parco giochi e J oggi si trova li.
E' tutto il giorno che è fuori, gli serve un bagno. Nel parco giochi non lo trova, ad un certo punto pensa che sia stato il giocatore a metterli tutti fuori servizio proprio per fare un torto a lui: che si sia accorto della consapevolezza di J?
E' la goccia.
J pensa a un posto di rovine. Un bosco ne delimita il perimetro esterno: alberi radi e secchi, arbusti e erba soffice e tetra.
Tanta nebbia tutt'intorno al bosco, qualche spruzzatina all'interno e un'orizzonte curvo per celare il paesaggio anche a chi vi si avventura.
Nasce Gruvio Anvas. La mente di J pensandolo fa si che egli si trovi li, al limitare del bosco.
Intimorito dal nuovo ma sollevato di lasciarsi alle spalle il vecchio mondo, J si avvia nel bosco.
Scoprirà una terra abitata da zombie, esseri che come J avevano preso coscienza della loro possibilità di deformare il sistema ma non avevano retto il peso di questo potere. Fanno paura.
Fanno paura perchè in quanto zombie la devono fare, diciamo quasi per definizione. Fanno paura all'inizio, ma J ci parla, li conosce, ci vive.
Non di vermi è il loro cervello, né in putrefazione è il loro corpo. Gli zombie sono perfettamente uguali agli umani: uomini e donne ad eccezione di una particolarità di queste ultime.
Se le baci sono un po' più viscide della norma, ma d'altronde quando siedi sulle rovine di un cimitero a Gruvio Anvas non puoi pretendere troppo.